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La Cina alla conquista dello spazio

(scritto per www.agichina24.it)

 

La Cina è pronta per la sua prima passeggiata spaziale. La navetta spaziale Shenzhou VII è partita dalla stazione di lancio di Jiuquan, nella provincia occidentale del Gansu, candidando il colonnello Zhai Zhigang ad essere il primo cinese nella storia della Repubblica Popolare a camminare nello spazio.
Per il programma spaziale cinese questo è il terzo lancio di astronauti in orbita, dopo il sucesso delle missioni del 2003 e del 2005. Ora lo scopo è mettere alla prova le nuove tute spaziali ‘made in China’ è puntare presto all’obiettivo più ambizioso: realizzare la prima stazione spaziale permanente cinese.
A poco più di un mese dalla conclusione dei Giochi Olimpici, il Paese è nuovamente travolto da una ventata di orgoglio patriottico che, visto il recente scandalo del latte contaminato, non poteva essere più provvidenziale per l’establishment politico.
Il presidente Hu Jintao, che era alla base di Jiuquan per seguire da vicino le procedure di lancio, ha salutato i tre astronauti portando gli auguri di tutto il Paese: “Grazie al forte supporto di tutta la nazione, la preparazione di vari settori, il vostro allenamento e le vostre doti, sono sicuro porterete a termine con successo questa gloriosa missione. La madrepatria e il vostro popolo attendono il vostro ritorno trionfante”, ha dichiarato Hu durante la cerimonia trasmessa sulle reti nazionali.
Secondo Kevin Pollpeter, esperto del programma spaziale cinese per la Defense Group Inc. di Washington, “questa sarà una grande dimostrazione della potenza cinese. Il prossimo obiettivo, la costruzione di una base spaziale, per loro rappresenterebbe una sorta di incoronazione come superpotenza”.
Da quando Mao Zedong lamentava che “il Paese non è in grado di lanciare nemmeno una patata nello spazio”, l’industria spaziale cinese ha compiuto passi da gigante. Ma se da un lato destano stupore dentro i confini della Repubblica, dall’altro non vengono sempre visti di buon occhio dalla comunità internazionale: l’anno scorso il lancio test di missili anti-satellite ha provocato le accuse di ambizioni spaziali a livello militare, che però il Partito ha sempre respinto con forza. A questo proposito, il portavoce del ministero degli Esteri Liu Jianchao ha recentemente sottolineato che “la Cina da sempre  sostiene l’uso pacifico dello spazio. L’obiettivo delle missioni spaziali cinesi è solo di esplorare lo spazio, incoraggiare lo sviluppo economico nazionale e il benessere del proprio popolo”. La missione rientra nel programma spaziale denominato Shenzhou (vascello sacro), sviluppato interamente dal ministero della Difesa e da altre agenzie governative: nonostante il bilancio stanziato per il programma sia segreto, si stima che fino al 2003 sia costato 1,8 milioni di euro.
L’evento è stato ampiamente coperto dai media cinesi, senza risparmiare al pubblico i dettagli anche più futili della missione, dal menù dell’astronauta (comprensivo di kung-pao e nuove ricette a base di pollo) alla cassetta di medicine tradizionali cinesi, ricavate da 10 differenti tipi di piante, per contrastare il “mal di spazio”.
I tre astronauti scelti per intraprendere la missione sono già diventati eroi in patria. Il riscatto dalla povertà e il successo dovuto all’arruolamento sono i tratti distintivi delle vite di Zhai Zhigang, Liu Boming e Jing Haipeng, tutti classe ’66, immediatamente indicati dai media come modelli da seguire per tutti i giovani cinesi.
A fine missione, della durata di 68 ore, i tre astronauti dovrebbero atterrare nella provincia della Mongolia Interna: in Cina si può decollare da un paese sconvolto da uno scandalo e atterrare in una superpotenza in festa in poco meno di tre giorni.

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