Archivi tag: Rai

Il bello dello schifo

A fatica, non lo nascondo, ho appena finito di vedere online lo speciale di Porta a Porta sulla ricostruzione in Abruzzo di ieri sera.
Ho faticato per la noia di due ore e mezzo di programma di piattume, di propaganda e mercificazione di disperati, non per lo schifo: vedere lo schifo valorizza il bello.
Non sono d’accordo con chi ieri sul web incitava al boicottaggio di Porta a Porta, battuta nello share dalla fiction di Gabriel Garko in onda su Mediaset. Basta con questa puzza sotto il naso da intellettualoidi “contro”, come il caro Sansonetti che nel pomeriggio non vuole fare l’ospite di Vespa, ma la sera è lì “anche se non volevo, ma siccome non sono d’accordo con le ritirate sull’Aventino” alla fine c’è andato, facendo la misera figura dell’uomo-contro-tutti: contro Berlusconi, contro Mediaset, contro RCS, contro Vespa, contro il PD, contro Ballarò, contro De Benedetti, contro gli allarmisti per la libertà di stampa…avversione totale sfociata nel nulla. Nessuna domanda scomoda e polemica con Floris e con Vespa fine a se stessa fortemente cercata, nel tentativo di dare almeno una parvenza di senso alla sua presenza, differenziandosi dagli altri giornalisti zombi evocati da Vespa per la gran cerimonia. Tentativo comunque fallito.
Vespa dal canto suo si è comportato come suo solito: scabroso manipolatore del dolore altrui, pessimo interprete di una velato e fasullo contradditorio, spalla bonaria nelle gag del nostro Premier, che in un paio di passaggi finge addirittura di rimproverarlo.
Senza entrare nel merito delle menzogne spiattellate da Berlusconi (nessun problema con Fini, nessun problema coi cattolici, nessun problema di dibattito nel PdL, televisioni contro di lui, comunisti e cattocomunisti farabutti, paragone con De Gasperi, paragone con la ricostruzione dell’Irpinia senza citare una cifra) e degli scivoloni matematici e linguistici nei quali è incappato, il presidente del Milan ha utilizzato per tutta la puntata un linguaggio sempre accentratore e comprensivo (ben diverso da comprensibile). E’ stato un fiorire di “noi abbiamo, noi siamo, il nostro record…”, una sequela di inclusioni perverse: il valore delle azioni, secondo il premier, non dipende dalla bontà oggettiva di queste, ma dalla sua partecipazione. E’ lui il dispensatore di merito, la fonte d’orgoglio per la Protezione Civile, la Croce Rossa, gli operai e tutti i volontari, non il contrario.
La convinzione, o meglio arroganza, con la quale accentra nella sua persona tutti i meriti, semplifica in maniera eccezionale il processo di gratitudine del suo elettorato, o meglio pubblico. Instaura un legame personale talmente vincolante da non accettare la critica, ma solo cieca professione di fede.
Se l’obiettivo è combattere il berlusconismo, è necessario capire di cosa il berlusconismo si nutre. Liquidare sempre Berlusconi come un pagliaccio, un mafioso, un bastardo (usando l’appellativo più in voga negli ambienti di dissenso studentesco), Vespa come uno schiavo, un viscido servo del potere, è il miglior metodo per mantenere la tendenza al peggio della nostra informazione e del nostro Paese. Berlusconi e Vespa sono due cecchini della comunicazione di massa. Porta a Porta è la bomba intelligente diretta all’elettorato medio che non ha il tempo e la voglia di leggere certi giornali, fare ricerche su internet o informarsi a dovere.
Se l’obiettivo è il cambiamento, è importante avere ben presente quale sia la situazione attuale, in tutta la sua gravità e la sua maniacale precisione. Al contrario, possiamo continuare a schifare tutti e continuare ad essere “contro”.
A testa alta sul nostro piedistallo in mezzo ad un mare di merda.

2 commenti

Archiviato in Dintorni

“Più in basso di così non si poteva andare, più in basso di così c’è solo da scavare”.

Quando Berlusconi dichiara che all’epoca dell’editto bulgaro non voleva Biagi lasciasse la Rai ma che il giornalista preferì abbandonare per ricevere un grosso compenso economico come liquidazione, giustificare il tutto con la mancanza di tatto, la predilezione alla falsità o le sparate folkloristiche del signorotto di Arcore non è abbastanza.

Berlusconi non è nuovo ad un certo tenore di uscite, ma se in passato le campagne elettorali erano imposte mediaticamente da lui, questa volta il Cavaliere è davvero in difficoltà; l’agenda politica dettata in anticipo da Veltroni ha scardinato completamente le possibilità di condurre un’ennesima campagna elettorale mandando a briglia sciolta i classici cavalli di battaglia del Silvio Nazionale: anti-comunismo, liberismo e libertà, toghe rosse…Veltroni ha spostato il dibattito sulla politica e sui problemi della gente, terreno scivoloso per l’imprenditore che si è fatto da solo (in tutte le accezioni del termine di “fatto”).

Quello che vediamo è un Berlusconi sbandato, senza punti di riferimento, che scoppia gli ultimi mortaretti facendo la voce grossa con gli ex CdL, perdendo la componente centro-religiosa di Casini, rimanendo ora senza Padri ma solo Padrini, affiancati da (ex?) fascisti e integralisti della polenta taragna, fondando una nuova corte pronta ad osannarlo.

I deliri di onnipotenza del Presidente, come lo chiamano i suoi eunuchi, sono il sintomo della sua verve perduta, piochè politicamente sostenere che Biagi abbia lasciato la Rai per soldi è un’operazione tanto inutile quanto suicida. Il motivo per dichiarare una falsità del genere è davvero difficilmente individuabile in un panorama ampio di campagna elettorale, ma nel capo del Capo è tutto lineare.
Per chi pensa solo al proprio capitale è normale ricondurre ogni tipo di questione al piano economico.
Per chi si gingilla nella sua vanità, per chi si autocelebra senza sosta, per chi pensa ad un inno di un partito dal titolo “Meno male che Silvio c’è”, per chi al pari dei comunisti peggiori della storia ha basato la sua vita politica sul culto della personalità, infangare la memoria di un morto non suscita nessuno slancio di dignità: in amore, in guerra e in politica tutto è lecito.
Abituato a misurarsi con morti politicamente come Prodi, il vecchio Silvio cerca disperatamente altri cadaveri coi quali interloquire, come a suo tempo fece parlando di Mao, Stalin ed altri spauracchi da favoletta del terrore.
Tirare in ballo Biagi in questo modo e in questo momento non è una caduta di stile, ma un’ennesima vangata nel terreno della decorosità e della dignità, cercando di toccare il baratro più profondo del tragico della nostra politica.

15 commenti

Archiviato in Dintorni