L’importanza di chiamarsi…Oubama


La traduzione in ideogrammi del nome di Barak Obama ha sollevato un piccolo fraintendimento tra le autorità cinesi e l’ambasciata americana: sembrerà questione secondaria, ma la trascrizione dei nostri nomi occidentali è una pratica da non sottovalutare.
Il sistema di scrittura cinese, detto molto sinteticamente, è composto da ideogrammi che immediatamente esprimono due valori: suono e significato. E fin qui, nulla di terribile.
L’aspetto diabolico, incubo di ogni studente di cinese durante i primi mesi di apprendimento, consiste nel fatto che suono e significato sono completamente slegati. Mi spiego: se volessimo scrivere un ideogramma che corrisponde al nostro suono “ma”, la lingua cinese ci offre più di 30 possibilità, ognuna delle quali con un significato completamente diverso: da cavallo a madre, per capirsi.
La politica di trascrizione adottata dalle istituzioni cinesi per i nomi propri e i nomi di brand commerciali premia il suono a discapito del significato: si cercherà quindi di trovare la combinazione di ideogrammi che, letta in sequenza, possa avvicinarsi di più al suono del nome nella lingua di partenza.  Per questo, Clinton e Kissinger sono conosciuti in Cina, rispettivamente, come Kelindun (克林顿) e Jixinge (基辛格), mentre noi italiani viviamo, secondo i cinesi, nel paese dell’ingegno e dei grandi benefici, cioè in Yidali (意大利).
La scelta di un nome accattivante e positivo ha significato in passato il successo o il disastro delle multinazionali occidentali sbarcate sul mercato cinese. Non è un caso quindi che la Coca Cola in Cina sia la Kekoukele  (可口可乐 ovvero molto piacevole al gusto), o che la catena di supermercati più diffusa, la francese Carrefour, in realtà sia la casa della ricchezza e della felicità (traduzione di Jialefu, 家乐福).
L’agenzia di stampa Xinhua archivia ogni traslitterazione ufficiale in uso nella Repubblica Popolare, e Obama è sempre stato tradotto con Aobama (奥巴马), dove la prima sillaba Ao  significa misterioso, astruso, difficile da comprendere; non proprio il biglietto da visita che un grande comunicatore vorrebbe utilizzare.
L’ambasciata americana in Cina ha iniziato invece ad adottare, proprio a ridosso della visita cinese del presidente, la traslitterazione Oubama (欧巴马), sostituendo al senso di mistero e confusione espresso da Ao, il primo ideogramma di Ouzhou (欧洲), ovvero Europa: ufficialmente, il cambio di ideogramma è stato giustificato dalla maggiore somiglianza con la pronuncia americana di Obama, ma è certo che affibiare al cognome del presidente l’esotismo e il desiderio di libertà che ancora oggi il nostro continente suscita nei cinesi abbia comunque avuto nella piccola evoluzione linguistica il suo discreto peso.
Non sappiamo se la nuova dicitura sarà ufficializzata dalle istituzioni di Pechino, ma certamente Obama, già dal suo nuovo nome, vorrà parlare ai cinesi nel modo più chiaro possibile.

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4 commenti

Archiviato in Cineserie

4 risposte a “L’importanza di chiamarsi…Oubama

  1. paolo

    ottimo, bravo Matteo.

  2. Marco

    Ciao ho trovato questa news su subnews. Davvero interessante e complimenti per l’articolo

  3. Ciao Matteo e complimenti per l’articolo. Anch’io ho un blog sulla Cina, ti andrebbe di scambiarci i links? Ciao, He Sichen

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