Africa: stelle gialle su campo rosso


Domenica 8 novembre, durante il quarto forum per la cooperazione tra Cina ed Africa (FOCAC) organizzato in Egitto, il premier cinese Wen Jiabao ha svelato nel suo discorso di benvenuto i nuovi provvedimenti che la Cina adotterà nei confronti del continente africano. Da anni ormai la Repubblica Popolare Cinese ha stretto accordi con gran parte dei paesi africani in via di sviluppo, in un’operazione di marketing internazionale spesso malvista dalla comunità dei paesi occidentali. A più riprese la Cina è stata accusata di  neo-colonialismo selvaggio.
In un’era di repentini cambiamenti globali come quella che stiamo vivendo, l’Africa rappresenta una sterminata riserva di materie prime, principale preoccupazione dei grandi della Terra; un El Dorado di metalli, oro, petrolio e nichel ciclicamente depredato da governi e multinazionali senza scrupoli. Oggi, con una crisi economica galoppante, il crollo dei mercati finanziari e lo spettro del protezionismo come salvagente per un capitalismo mai così moribondo, la Cina ha deciso di cambiare marcia: saranno infatti stanziati come aiuto economico per l’Africa ben 10 miliardi di dollari, erogati tramite mutui agevolati ai paesi in via di sviluppo, di cui cinque per incentivare gli investimenti di aziende cinesi nel continente nero.
Inoltre, ha proseguito il premier Wen Jiabao, saranno abbattuti i dazi commerciali sul 95% delle merci provenienti dai paesi più poveri, oltre all’annullamento dei debiti maturati da 33 paesi africani.
La storia recente ha dimostrato come il sodalizio sino-africano sia stato davvero, parafrasando una formula cara alla lingua cinese, una vincente mutua cooperazione: lo scorso anno, ad esempio, gli scambi tra Cina ed Africa hanno superato i 100 miliardi di dollari, con ben 53 paesi africani coinvolti in rapporti commerciali con la Repubblica Popolare; quasi 1600 aziende cinesi hanno iniziato ad investire in Africa, immettendo oltre 7,8 miliardi di dollari nel mercato africano; sono stati costruiti 30 ospedali e 30 centri specializzati per la cura della malaria in tutto il continente, completi di strumentazioni, medicinali e personale specializzato provenienti dalla Cina. A questo proposito, Wen Jiabao ha aggiunto che saranno addestrati in loco 3000 tra medici ed infermiere, oltre ai 2000 tecnici agricoli che, assieme alle 50 squadre speciali inviate da Pechino, cercheranno di affrancare la popolazione dalla cronica mancanza di cibo. Infine, per fronteggiare il cambiamento climatico, saranno realizzate 100 centrali energetiche di nuova generazione, sfruttando le tecnologie fotovoltaiche, eoliche ed idroelettriche.

La salute del sistema economico cinese, intaccato in minima parte dalla crisi finanziaria, permette alla Cina di mantenere gli impegni laddove erano state siglate promesse e firmati contratti, in larga parte stralciati dal resto dei paesi investitori non appena le ripercussioni della recessione hanno cominciato a farsi sentire nella madrepatria. “La Cina ha dimostrato di essere un vero amico dello Zambia – ha spiegato Rupiah Banda, presidente dello Zambia, all’agenzia cinese Xinhua – poichè proprio all’apice della recessione economica, mentre molti investitori ritiravano i loro capitali, le aziende cinesi hanno continuato a lavorare come se nulla fosse”.

I rapporti tra Cina ed Africa hanno radici più vecchie di quanto si creda. Era il 1955 e Zhou Enlai, allora primo ministro della neonata Repubblica Popolare, rappresentò la Cina alla Conferenza di Bandung, un vertice che raccoglieva le rappresentanze di gran parte dei paesi del terzo mondo, uniti nella volontà di sottrarsi alla politica dei due blocchi imposta dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica. Nasceva così il movimento dei paesi non allineati, con la Cina a guidare questo nuovo schieramento che vanta, oggi come allora, le maggiori ricchezze naturali e la maggioranza della popolazione mondiale.
L’antico timore di un’inaspettata ascesa degli ultimi, osteggiata da un attentato alla vita di Zhou Enlai proprio tre giorni prima della conferenza (dal quale il primo ministro, forse informato a tempo debito, uscì indenne), sta ora mostrando nuovamente il suo spettro: mentre la Russia sperimenta le nuove forme di capitalismo dispotico e gli Stati Uniti mantengono a fatica il primato di potenza mondiale, la Cina del 2009 ha dimostrato di avere le carte in regola per guidare i paesi del terzo mondo nelle nuove sfide dell’economia di mercato.
“C’è un antico detto africano – ha concluso Wen Jiabao – che dice: se vuoi andare veloce, vai da solo. Ma se vuoi andare lontano, vai con un amico. Anche in Cina abbiamo un detto simile: se la distanza può provare l’affidabilità di un cavallo, sarà il tempo a provare quella di un amico.”
E se entrambe avessero trovato il proprio cavallo vincente?

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