Archivi del mese: agosto 2008

Le Olimpiadi del pregiudizio

“Salve a tutti amici ascoltatori, da oggi parleremo di sport ma anche di…”: è iniziata così la diretta da Pechino della Rai, pochi istanti prima dell’inizio della cerimonia di apertura delle molto discusse Olimpiadi cinesi.
Gli “anche” elencati dal cronista sportivo della rete nazionale erano ad ampio spettro tematico: diritti umani, ambiente, discriminazione sessuale, razziale, religiosa, libertà di stampa, politica del figlio unico, tibet, xinjiang, dittatura. Una descrizione degna dell’ultimo dei paesi civili al mondo, non certo l’aggancio introduttivo accattivante di una trasmissione sportiva. 

Ho vissuto tre mesi in Cina e sono il primo a poter denunciare le contraddizioni di un enorme paese e del suo miliardo e trecento milioni di abitanti, ma occorre farlo con cognizione di causa, documentandosi e trattando i problemi con la cura e l’obiettività storica delle quali sono degni.
Ad esempio, nessuno ha ricordato l’ovvio, ovvero che Pechino è stata designata come sede delle Olimpiadi dal Comitato Internazionale Olimpico, presieduto da ex atleti e personaggi politici di tutto il mondo, non certo da riservisti dell’Esercito del Popolo in pensione. E del tremendo apparato censorio cinese, messo a punto da tecnici americani col benestare, ad esempio, di Google, qualcuno ha parlato? 
Quando la Meloni e Gasparri chiedono agli atleti un gesto di dissenso durante la sfilata delle delegazioni, ricevendo oltre al rifiuto un bel tricolore con un “minchia, a Pechino sugnu” censurato dalla regia cinese (evidentemente poco preparata in dialettologia italica), l’acuta risposta del presidente del CONI Petrucci viene sempre semi-oscurata dalla censura nostrana: “Perchè non avete chiesto agli industriali di boicottare le Olimpiadi?”. Viva la sincerità! Lo sport può e deve veicolare messaggi umanitari, ma non deve essere il paravento per quei paraculo di politicanti seduti nel nostro parlamento, che mentre cercano di stringere contratti economici chiedono ad un gruppo di atleti di manifestare il dissenso di una nazione. Perchè non l’hanno chiesto alla Di Centa o al buon Frattini?

Seguono i commenti alla spettacolare cerimonia d’apertura: mio padre e mia madre, che non sono iscritti al PCC e di Olimpiadi ne hanno viste qualcuna più di me, hanno detto che a loro memoria è stata la cerimonia più impressionante e sfarzosa di sempre, la più emozionante. Il senso estetico dei miei familiari evidentemente non incontra il benestare di Bisteccone Galeazzi, che in un paio di frasi sbrigative ha liquidato la pratica cerimonia esaltando quella di Seoul e della stessa Atene, e nemmeno quelli di Leonardo Coen di Repubblica, che a discapito dello skywalking di Li Ning mentre la pergamena della storia cinese si srotolava dietro di lui, ha preferito l’uomo razzo di Los Angeles 84. Molto meglio una bella americanata stile “Il Cavaliere Oscuro” (pessimo, peraltro), che un viaggio nella millenaria cultura cinese diretto da Zhang Yimou.
Nel mio posto di lavoro qualcuno ha addirittura paragonato la coordinazione dei percussionisti ad un “video di epoca nazista”.
Il dubbio è che i cinesi avrebbero potuto organizzare qualsiasi spettacolo senza incontrare il favore dei giornalisti italiani, in netta controtendenza col resto del mondo editoriale.
Ma se fossero state in Italia le Olimpiadi, la stampa internazionale avrebbe fatto la morale al governo italiano sulla mafia, le morti bianche, le leggi ad personam, la violazione dei diritti umani nei confronti dei rom, i cpt, la Padania Libera (padani e tibetani si sentono molto vicini, secondo i padani), la discriminazione sessuale nel posto di lavoro, gli stupri…poveri giornalisti italiani (eccezion fatta per Fabio Cavalera del Corriere, che non si smentisce mai): ancora una volta hanno perso l’occasione per riscattare il proprio nome, a discapito dell’aggettivo.

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