Terra di mezzo


La difficoltà dello scrivere di un paese come la Cina dopo soli dieci giorni non sta tanto nella mancanza di tempo e di esperienza, quanto nel bombardamento continuo di particolarità e contraddizioni che una popolazione così numerosa è in grado di sbatterti in viso.
Lo sgomento dei primi giorni, quando volenti o nolenti si prende coscienza che in Cina noi stranieri siamo una minoranza schiacciante (con tutti i nostri usi e lasciti culturali al seguito), è stato presto sostituito da una voglia smodata di osservare e cercare di capire quello che ci circonda: sembra di essere tornati bambini in un certo senso, quando ci si regge in piedi per la prima volta e si capisce che “si può fare”.

La filosofia del “si può fare” è probabilmente l’unica via sicura per vivere bene, in particolare in Cina, dove è importante togliersi da davanti gli occhi lo spettro europeo col quale filtriamo tutto ciò che viviamo e immedesimarsi il più possibile.
Quando camminando per gli Hutong (originariamente quartieri adiacenti alle residenze imperiali destinati ai funzionari di corte, oggi fatiscenti casupole abitate dagli strati sociali più bassi) si vede una signora sulla settantina togliersi pantaloni e mutande e pisciare in mezzo al marciapede, mentre tu passi a pochi metri di distanza, non è facile, ma la Cina è questo: una donna piscia per strada e cento metri più avanti si visita la Residenza del Principe Gong; un gruppo di vecchietti sdentati con un vago odore di alcol gioca a carte in mezzo al marciapiede, ma parlandoci citano a memoria le massime di Mao Tse Tung; al ristorante si spendono in media il corrispettivo di due euro, ma i cocktail nei locali costano fino a 40 yuan…un’occidentale ci mangia fuori almeno due volte con quella cifra, un cinese probabilmente darebbe da mangiare alla sua famiglia per due o tre giorni.

I ritmi unversitari sono molto cinesi, quindi il tempo per scrivere non è molto, in più ho problemi di connessione quindi ogni mio intervento sarà pubblicato dall’Italia con l’ausilio di uno dei miei fratelli, abbiate pazienza.
Sto comunque prendendo appunti giornalieri e spero, una volta abituato alle giornate scandite dal nescafè annacquato e nuovi ideogrammi, di poter scrivere con costanza.
Sarà importante dividere tutto per argomenti, quindi si accettano richieste specifiche.

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3 commenti

Archiviato in Cineserie

3 risposte a “Terra di mezzo

  1. teo, provo a scrivere un commento per vedere se ti arriva la notifica. poi puoi cancellarlo dal pannello di controllo.
    baci
    michi

  2. ssill

    “In cina noi stranieri siamo una minoranza schiacciante”… pauroso solo a sentirsi, se fosse vero sarebbe un bene, peccato che vero poi tanto non lo è. O forse realisticamente lo è… raggiungere il numero di cinesi in cina è ardua impresa, impossibile, e bene cosi. Dimenticati quello sgomento del dire che gli stranieri sono una minoranza, perché per Pechino, dovunque andrai incontri stranieri, e i “turisti” cinesi in Tiananmen ti guarderanno cmq con occhi stupiti, e vorranno fare foto con te, ma di stranieri inteso come occidentali, ne è piena la città. Purtroppo.

    Non oso immaginare quest’anno poi.

    Son capitata qui cercando notizie sul Darfur, da google ci sono finita, scusa ma quest’annotazione dovevo farla.

    “PURTROPPO”… perchè il western-style non è necessariamente il migliore, perche se loro sputano preferisco girare per Pechino che non per Milano… per questa e per mille altre ragioni. Sono troppi gli stereotipi e troppa la convinzione di essere il meglio.

    E che buffo, gli occhi di un bambino, è stata la stessa metafora che ho utilizzato io appena arrivata lì. Poi ci prendi confidenza, poi torni qui, e ti manca tutto.

    Non ho letto molto di questo blog perché ora non ho tempo, ma non sono riuscita a trattenermi.

    Purtroppo l’occidente arriva dovunque, purtroppo anche lì ci si impegna per “occidentalizzarsi”, fortuna che ogni cultura volontariamente o meno mantiene le proprie peculiarità, anche se frutto di governi non proprio democratici, la libertà occidentale, imponiamola, ma prima chiediamoci se è poi davvero libera questa libertà, e se non è forse un qualcosa che ci viene imposto ininterrottamente, e mascheratamente. Sto divangando.

    Buona esperienza. Goditela.

    Gli stranieri in Cina sono troppi, e forse anche i cinesi in Italia.

    Globalization, c’est la vie.

  3. majunteo

    Nel resto dei miei interventi si può meglio capire la mia posizione rispetto a globalizzazione e stranieri in cina…trovassi il tempo di mettere per iscritto tutto quello che mi passa per la testa. Spero di riuscire a farlo con calma al mio ritorno.

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