Pechino 2008 e Darfur; come se prima del 2000 non esistesse Storia.


Steven Spielberg era stato invitato dal Partito Comunista Cinese (o Governo Cinese, che in Cina concidono) a prendere parte all’organizzazione delle cerimonie per le Olimpiadi del 2008; due giorni fa ha disdetto l’impegno, siccome la Cina non si sta impegnando per porre fine al conflitto che da anni sta dilaniando il Darfur…anzi, ci sono prove che assieme alla Russia stia foraggiando le truppe africane di armamenti, mentre compagnie cinesi stanno colonizzando il Sudan appoggiate dal governo locale, facendo grossi affari petroliferi.
Il quadro quindi, oggi, è di una Cina sfruttatrice, opportunista, ambigua e fomenta-genocidi, perciò l’opinione pubblica demonizza il colosso orientale che non si sta impegnando a fermare i conflitti.

Se la storia del mondo e la geopolitica fossero partite di rubamazzetto o puntate di cartoni animati, senza cause pregresse o movimenti politici alle loro spalle, sarei tra coloro che accolgono il rifiuto di Spielberg come una vittoria. Ma, purtroppo, le cose non credo stiano in questo modo.

La regione del Darfur è situata nella parte sudovest del Senegal; nel 1916 la Gran Bretagna ha invaso il Darfur con l’aiuto dei già colonizzati egiziani, annettendolo al Sudan e usandone ogni risorsa per sviluppare la capitale Karthoum, lasciando la regione vittima dell’emarginazione economica tipica del colonialismo europeo dell’epoca, proseguita anche dopo il 1956, quando il Sudan conquistò l’indipendenza dalla madrepatria inglese.
Esasperata la situazione da carestie e calamità naturali, nelle elezioni del 1968 il partito Umma, maggioritario nel Sudan, per conquistare l’elettorato stanziale indicò gli arabi come responsabili della condizione penosa del Sudan, fomentando una campagna anti-islamica, ma allo stesso tempo invocando in altre zone l’appoggio agli arabi da parte delle popolazioni africane seminomadi, cercando di accaparrarsi anche il loro favore.
Nel 1966 tale Gaafar Nimeiry, sudanese, si laureò al United States Army Command College di Leavenworth, Kansas e, guarda caso, tre anni dopo guidò un commando per rovesciare il governo sudanese, diventandone subito Primo Ministro e nel 1971 Presidente, mentre un giovanissimo Steven Spielberg faceva uscire Duel, storia di un “duello” tra un camionista ed un comune automobilista, presto film di culto.

Tra il 1974 e il 1984 casualmente vengono stipulati accordi con la Chevron, americana, che inizia a prelevare petrolio dal Sudan imponendosi come monopolio energetico, mentre la popolazione muore di fame e sete a causa delle carestie e della siccità a cavallo tra il 1983 e l’84, mentre Steven Spielberg ultimava le riprese di Indiana Jones ed il Tempio Maledetto. Imponendo l’applicazione della sharia islamica (ma continuando a fare affari con la Chevron), Nimeiry si tira contro parte dell’esercito situato a sud del Sudan: inizia la guerra civile.
Si susseguono governi a suon di colpi di stato, mentre la situazione sociale ed economica diventa via via peggiore, e giustamente la comunità internazionale si fa sentire: la nomenklatura sudanese aveva partecipato all’attentato a Mubarak nel 1995, così nel 1996 l’ONU impose l’embargo aereo al Sudan mentre gli Stati Uniti, autonomamente, imposero un embargo totale, come curare un diabetico con le meringate; nel frattempo Spielberg, godendosi gli l’Oscar per Schindler’s List di tre anni prima (miglior film e miglior regista), preparava il sequel di Jurassik Park ed Amistad, struggente storia della deportazione di africani negli Stati Uniti.

Mentre in Darfur si massacravano a colpi di machete, l’ONU ha provato con la diplomazia a fermare il conflitto, senza effettivi riscontri, inviando anche contingenti di pace, in linea col pensiero a stelle e strisce dell’esportazione coatta di valori e democrazia, chiaramente previo risucchiamento totale di risorse una trentina di anni prima.

Da alcuni anni la Cina sta colonizzando l’Africa centrale, il Sudan in particolare, fornendo fondi economici per infrastrutture, ingegneri per guidare la manodopera locale da un lato e probabilmente vendendo armi e disinteressandosi del conflitto in corso dall’altro.
Ora, la Cina sicuramente potrebbe fare di più, ma qualcuno ha boicottato le olimpiadi di Los Angeles 84, mentre in Darfur morivano di fame e la Chevron faceva affari d’oro? E Atlanta 96, quando gli Stati Uniti hanno escluso il Sudan dal resto del mondo col loro embargo totale?

Se dobbiamo accreditare alla Cina anche la responsabiltà della risoluzione della questione Darfur, quando gli Stati Uniti, l’Onu e tutto il mondo Occidentale hanno usato il giardino africano come orto per raccogliere petrolio e materie prime senza curarsi assolutamente delle popolazioni indigene (che, per la cronaca, se si scannano ancora oggi è grazie al nostro aver diviso a tavolino l’africa postcoloniale in quadratini geometricamente ineccepibili), diventa tutto lecito.
Come prendersi due Oscar dal carnefice più spietato della storia recente e poi fare i sensibilizzatori in casa d’altri.

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7 commenti

Archiviato in Cineserie

7 risposte a “Pechino 2008 e Darfur; come se prima del 2000 non esistesse Storia.

  1. Tutti boicottatori con il governo degli altri.
    Grazie di questa riflessione, che mette ancora una volta in luce la necessità di un approccio complesso alla realtà, sempre sfumata.

  2. vado via una settimana e tu produci materiale splendido.

    post assolutamente condivisibile e onesto. per quanto riguarda il Darfur. a parte il fatto che il Darfur è la punta dell’iceberg di tutta la regione circostante…
    tuttavia, la falsità del mondo occidentale in questa circostanza si dimostra più che mai evidente proprio nell’evento olimpiadi in sè, non credi?

  3. majunteo

    @Bianca
    Il lancio della merda sul nemico è sport mondiale, categoria extra-olimpica.
    Le campagne anti-cina sollevate sono tanto altisonanti quanto estremamene superficiali e parziali; il punto è che l’opinione pubblica in linea generale non ha nè il tempo nè gli strumenti per documentarsi adeguatamente ed in modo critico, per farsi un’opinione individuale sui problemi della Cina.
    Ripeto, la Cina sicuramente non è un paese da prendere come modello, è pieno di contraddizioni e scelte politico-culturali eufemisticamente discutibili, ma come ogni Paese sarebbe da analizzare ad ampio spettro, non estrapolando notizie e dati decontestualizzati dal sistema cinese post-comunista (perchè oggi la Cina comunista, nel modo ortodosso, non è).
    Tra tre giorni lo vedrò dal vivo per sei mesi….spero di potermi fare un’idea originale.

  4. e spero tanto che ti farai sentire in qualche modo.
    un abbraccio

  5. pengo

    “La regione del Darfur è situata nella parte sudovest del Senegal”…

  6. Mauro

    Articolo incompetente e disonesto.
    Sembra che tu non abbia mai letto un libro di storia africana.
    E anche in geografia sei parecchio debole.
    Il Senegal è sull’Atlantico.
    Il Sudan si affaccia sul Mar Rosso.

    Ma ci faccia il piacere…

  7. L’articolo è sicuramente incompetente: non ho mai letto un libro di storia africana. Se, come lasci intendere, tu ne sai qualcosa di più, sono sinceramente interessato alla questione..io ho provato a vedere la cosa dalla parte cinese…
    (perdona il refuso sudan-senegal…l’ho notato troppo tardi ed era anche già stato fatto notare).

    Matteo

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